Almina Madau Carta - Spacefun: piccoli e grandi artisti e personaggi dello spettacolo

Almina Madau Carta

Scrittore
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Su di me

Sono nata a Torino, da genitori sardi, e dall’età di nove anni risiedo nella mia terra la Sardegna, la terra delle Canne al Vento…dei misteriosi Nuraghi e dei Graniti della Gallura.La prima volta che ho fatto leggere qualcosa di mio…è stato ad un poeta della mia terra, Giovanni Chessa di Torpè. Poeta in Lingua sarda e Lingua Italiana, che mi chiese di tradurre in sardo alcune mie poesie. I l percorso parallelo delle due lingue, ha fatto si che l’amore per mia terra divenisse più completo e più intimo, e la collaborazione con il poeta, mi ha fornito elementi culturali e morfologici relativi alla mia Sardegna. Mi diede l’appellativo di Pintaparaulas…pittrice di parole, che mi accompagna da anni…e di cui vado fiera.Da allora la mia voglia di scrivere, sempre presente nei vari periodi della mia vita, ha seguito e segue i miei percorsi.Il Mio rapporto con la natura è molto semplice; non potendo avere confronti di coerenza con essa che di fatto non ha contraddizioni , delego alle parole sensibili il compito del dialogo tra le Mie contraddizioni e gli elementi naturali . Per noi non è facile pensare ad una natura senza contraddizioni , visti i suoi mutamenti repentini, o il trascorrere lento dei suoi cicli, l’invadere d’un ciclo con un altro, il prolungarsi dell’inverno, un’eruzione,un terremoto.... ma di fatto non c’è contraddizione in questi eventi naturali; piuttosto siamo noi che abbiamo i tempi diversi, di piacere , di comodo, interessati, del piacere a comando! E’ il nostro voler “usare” la natura che è fondamentalmente in contraddizione con noi stessi...l’aver fatto diventare questo pensiero normale senso comune.Ecco... lo sgomento cede...nel momenti che dialogo con essa col tramite della poesia ...e cedo alle sue certezze.Il dialogare del mio pensiero con una materia come la pietra credo non sia difficile...o almeno non lo è quando ho superato il confine delle mie contraddizioni e vado oltre... e parlo con vuoto d’un taffone che è difeso dall’involucro di pietra , che ha altri vuoti riempiti da aria passante; ecco il suono che è pianto, canto, dolore, vita, aria umida impregnata di salsedine...!....il quasi sfrigolare dei granelli di sabbia stretta nel pugno...il loro spargersi umido tra le dita aperte al vento; suono tattile di un amalgama vulcanico disfatto dalla risacca del mare, dal caldo, da acque ghiacciate che si insinuano e spaccano, corrodono, sgranellano......è la pietra dolorosa tra amalgama che la unisce creando muri insormontabili...rinchiude in spazzi il dolore o conserva il mio timido fiorire di parole.....

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